
Se siete amanti delle passeggiate tra i borghi molisani e cercate una meta in Basso Molise, probabilmente vi sarete già chiesti cosa vedere a Guglionesi. Questo piccolo borgo di origine medievale, ricco di chiese con splendidi esempi di arte sacra, ci regala oggi bellissimi scorci e panorami mozzafiato. Ecco allora una guida per godersi al meglio qualche ora in questo paese.
Per capire cosa vedere a Guglionesi è bene conoscerne prima un po' di storia. Il patrimonio culturale e artistico del borgo, infatti, si intreccia con le vicende di questo luogo, raccontandole attraverso resti ed edifici che resistono al tempo.
L'antica Usconium, città di origine frentana, è riconducibile ai primi insediamenti attestati nella zona. Dopo la sua distruzione, gruppi di superstiti si stabilirono sulle colline che oggi ospitano il paese, dando origine ad un primo nucleo abitato. Sebbene già in epoca romana la comunità abbia iniziato a svilupparsi, fu soprattutto durante il Medioevo che il paese assunse una fisionomia più definita, grazie alla strutturazione del centro abitato e alla realizzazione dei numerosi luoghi di culto che ancora oggi ne delineano l’assetto.
A partire dalle incursioni saracene, per secoli il borgo passò di mano in mano divenendo proprietà di diversi dominatori fino a quando, nel 1465, fu ceduto come regalo di nozze a Giovanna d'Aragona da parte di Ferdinando I di Napoli. In seguito i passaggi di proprietà continuarono, coinvolgendo importanti famiglie feudali come i Di Capua, i Caracciolo e i D’Avalos.
Ed è proprio grazie alla sua lunga storia che passeggiare oggi tra i vicoli e gli edifici di Guglionesi diventa un modo per ripercorrerne le vicende e respirarne l’atmosfera.
Ecco allora una breve guida su cosa vedere a Guglionesi.
Il centro storico di Guglionesi è il cuore più autentico del borgo, un intreccio fitto di vicoli, scorci improvvisi e aperture panoramiche che si alternano rendendo la passeggiata una vera festa per gli occhi. Qui ogni strada sembra raccontare qualcosa, anche nei dettagli più inattesi: insegne d’epoca, facciate segnate dal tempo e piccoli elementi che sfuggono a uno sguardo frettoloso, come l’antico Cinema Nuova Italia, oggi chiuso ma ancora riconoscibile per la sua insegna rossa. È un tessuto urbano che si scopre camminando e lasciandosi guidare dalle deviazioni e dalle prospettive. Oggi proveremo dunque a portarvici, seguendo il percorso della nostra passeggiata tra le tre vie principali del borgo attraverso la nostra guida su cosa vedere a Guglionesi.












Cosa vedere a Guglionesi: Centro Storico
La nostra passeggiata inizia a Castellara, la villa comunale di Guglionesi, realizzata nei primi anni del Novecento grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari che trasformò quest’area in un giardino pubblico. Ancora oggi rappresenta uno dei principali punti panoramici del paese, con affacci sulla valle del Biferno e sul mare Adriatico da cui nelle giornate limpide si gode di una splendida vista.
All’interno del parco si trova il Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre, inaugurato il 7 giugno 1964 su iniziativa dell’arciprete don Carlo Maglia e del Sindaco Mario Salvatorelli. Il complesso, caratterizzato da sculture e bassorilievi realizzati da artisti dell’epoca, è stato oggetto di interventi di restauro tra la fine degli anni Novanta e i lavori più recenti, che ne hanno garantito la conservazione nel tempo.




Sempre a Castellara sorge, sulle rovine dell’antico “Castello da Piedi”, la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il complesso, che comprende anche l’ex convento dei Cappuccini, fu edificato nel 1643 per volontà di Giovanni Caracciolo e della moglie Lucrezia d’Avalos, che lo affidarono ai frati cappuccini.
La chiesa, consacrata nel 1672 e divenuta anche luogo di sepoltura della famiglia Caracciolo, conserva al suo interno elementi decorativi di pregio. Spiccano tra questi gli stucchi seicenteschi, gli affreschi e un importante dipinto dell’Immacolata, tradizionalmente attribuito a Luca Giordano. Nel corso dei secoli l'edificio ha attraversato diverse fasi, tra momenti di abbandono e interventi di recupero che ne hanno progressivamente restituito il valore originario.
Dopo un attento restauro concluso nel 2007, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie è stata riaperta al culto, recuperando la sua coerenza stilistica e riportando alla luce i preziosi elementi decorativi rimasti a lungo nascosti.




Lasciandoci Castellara alle spalle proseguiamo su Viale Margherita per giungere alla Chiesa del Santissimo Rosario, originariamente dedicata a San Rocco e risalente probabilmente alla fine del Quattrocento. Nel 1576 fu affidata alla Confraternita del Santissimo Rosario, che ne modificò il titolo in seguito agli eventi legati alla Battaglia di Lepanto, ancora ricordati dalle date incise sull’architrave del portale.
L’edificio si presenta con una facciata semplice, priva di particolari decorazioni, e un impianto ad aula unica. Il campanile è stato ricostruito alla fine del Novecento, mantenendo uno stile coerente con la struttura originaria.
All’interno si conserva un interessante patrimonio storico-artistico legato alla devozione della confraternita e al vescovo Cesare Ferrante, tra cui le cosiddette “pianelle di Ferrante”, decorazioni presenti nella soffitta dipinta che testimoniano il clima religioso della Riforma e della Controriforma. Di particolare pregio è anche la cantoria lignea, elemento architettonico elegante e ben conservato, che arricchisce lo spazio interno e contribuisce all’equilibrio complessivo dell’aula.
Durante i restauri del 2004 sono emersi due affreschi fino ad allora sconosciuti, nascosti dietro un rivestimento in marmo. Situati in una nicchia dell’altare laterale sinistro, raffigurano scene legate alla Passione di Cristo e rappresentano una scoperta significativa per la storia artistica locale, anche se oggi necessitano ancora di adeguati interventi di tutela.




Percorrendo Via Roma si raggiunge la Chiesa di Santa Maria Maggiore, uno dei principali edifici religiosi del paese. Di origine antica, fu ricostruita nel Settecento e rappresenta uno degli esempi più significativi dell’arte barocca in Molise. La facciata, in pietra arenaria, è scandita da tre portali che corrispondono alle navate interne, con quello centrale più ampio e arricchito da decorazioni tardo barocche. L’interno, a tre navate, è particolarmente ricco di stucchi e decorazioni, con capitelli ornati da motivi vegetali e un altare maggiore in marmi policromi.
La chiesa conserva importanti opere d’arte, tra cui una pala del 1572 raffigurante l’Assunzione della Vergine, attribuita alla scuola di Marco Pino, e due trittici lignei realizzati nei primi anni del Cinquecento da Michele Greco da Valona. Le opere raffigurano la Madonna con Bambino affiancata da diversi santi e testimoniano la qualità della produzione artistica locale in età rinascimentale. Un terzo trittico, oggi conservato al Museo Nazionale d’Abruzzo, è visibile in chiesa attraverso una riproduzione.
Dalla navata destra si accede alla cripta di Sant’Adamo, uno degli ambienti più antichi e suggestivi dell’edificio. Di origine romanica, presenta una copertura a crociera sorretta da piccole colonne con capitelli decorati e conserva parte di un ciclo di affreschi del 1587, dedicato a episodi della Genesi e realizzato secondo i canoni del manierismo. Adiacente alla cripta si trova la cappella dedicata a Sant’Adamo Abate, le cui reliquie giunsero a Guglionesi nel 1102. In occasione della festa patronale, la cappella ospita il busto reliquiario in argento, custodito all’interno di una nicchia chiusa da porte lignee settecentesche intagliate e dorate.







Proseguendo su Corso Conte di Torino, svoltiamo a sinistra in Via Galterio per raggiungere la Chiesa di Sant’Antonio da Padova, originariamente dedicata a San Francesco d’Assisi, parte di un antico complesso conventuale francescano e senza dubbio tappa fondamentale nella lista di cosa vedere a Guglionesi.
Le origini del convento risalgono almeno al 1282, a pochi decenni dalla morte di San Francesco d’Assisi, a testimonianza della presenza dei francescani nel borgo fin dal Medioevo. La chiesa, costruita tra il XIII e il XIV secolo in stile gotico-pugliese, conserva ancora oggi diversi elementi architettonici originari visibili all’esterno: i resti del rosone, il portale in pietra con lunetta decorata da motivi stilizzati e le monofore con arco trilobato.
L’interno si presenta invece in forme barocche, frutto di interventi successivi tra il XVI e il XVIII secolo. Tra gli elementi di interesse si segnalano i dipinti realizzati negli anni Venti del Novecento dal pittore locale Nicola Iacobitti e i frammenti di un affresco cinquecentesco raffigurante una Natività, conservati in una nicchia laterale.
Di particolare pregio è anche la statua lignea policroma dell’Immacolata, realizzata nella prima metà del Settecento dallo scultore Domenico Antonio Lupo, che arricchisce il patrimonio artistico della chiesa.








Proseguiamo su via Giandomenico de Sanctis e svoltiamo a destra in Via Umberto I fino a raggiungere la Chiesa di San Nicola, uno degli esempi più significativi di architettura romanica in Molise. Oggi inserita nel tessuto urbano, la chiesa sorse originariamente in posizione periferica rispetto al centro abitato. Le fonti documentarie attestano la presenza di un edificio dedicato a San Nicola già nel 1049, anche se la struttura attuale è generalmente ricondotta alla fine del XIII secolo, probabilmente realizzata utilizzando materiali di una costruzione precedente.
La facciata è caratterizzata da archetti ciechi sorretti da lesene e da un portale sormontato da una lunetta scolpita, in cui sono raffigurati un leone e un grifone in atteggiamento di confronto, secondo un motivo iconografico tipico dell’epoca. Nella parte superiore si apre un semplice rosone, realizzato con conci in pietra disposti a colori alternati, mentre le fiancate riprendono il ritmo decorativo con una serie di arcate.
L’interno è suddiviso in tre navate ed è segnato dall’imponenza dei pilastri e degli archi ogivali. Una scalinata conduce al presbiterio rialzato, sotto il quale si sviluppa una cripta di origine romanica, riscoperta durante lavori di restauro nel 1970: a pianta rettangolare, con tre absidi e copertura a crociera, è sorretta da basse colonne con capitelli decorati. Sulle pareti delle navate laterali si conservano due dipinti del Settecento, raffiguranti San Nicola e una Madonna tra le nuvole circondata da angeli.
Attorno alla chiesa si è sviluppata anche una tradizione popolare: secondo una leggenda medievale, l’edificio sarebbe stato costruito dai diavoli con l’aiuto di Pietro Barliario, figura a metà tra storia e mito, rimasta nell’immaginario locale come potente stregone.



Proseguendo su via Galterio, si arriva al giardino di Piazza Sannitica. Questo è un luogo tranquillo dove riposarsi gustandosi un po' di silenzio, ammirare i pesci rossi nella fontana, leggere qualcosa nel book crossing, magari lasciando un libro per arricchire la piccola biblioteca condivisa e, perché no, incontrare qualche amico a quattro zampe. Uno spazio semplice, ma ben curato, che interrompe piacevolmente il ritmo della passeggiata tra vicoli e monumenti. Le panchine e il verde lo rendono un punto ideale per una sosta breve, soprattutto nelle giornate più calde, quando l’ombra diventa un piccolo lusso.
Insomma, se il giardino di Piazza Sannitica non è di particolare interesse storico artistico, nell'elenco di cosa vedere a Guglionesi rappresenta sicuramente una tappa da non tralasciare.




Prima di tornare nella parte più trafficata, ci concediamo ancora una boccata d'aria tornando su Corso Conte di Torino fino al Belvedere Aniceto Pollice. Da qui lo sguardo si apre su una delle viste più ampie del territorio: distese di campi, il corso del Biferno e, più in lontananza, il lago di Guardialfiera. È un paesaggio che cambia con le stagioni, passando dai toni dorati del grano a quelli più intensi del verde.
Sono queste le terre raccontate da Francesco Jovine nel romanzo Le terre del sacramento, e trovarsi qui è un modo per rafforzare quel legame con la terra che ancora oggi è un tratto caratteristico dell'intero Molise.




Per raggiungere l'ultima tappa della nostra passeggiata, i resti del "Castello da Capo", proseguiamo su via Capitano Verri. Qui si possono osservare i ruderi di una fortificazione risalente all’XI secolo, nata in una fase in cui il territorio veniva progressivamente organizzato in centri fortificati. La sua posizione, nella parte più alta del paese, non è casuale: da qui si controllava l’intero abitato e il territorio circostante.
Il castello faceva parte di un sistema difensivo più ampio, con mura e torri che proteggevano il centro storico, oggi in gran parte scomparse. Quello che resta è solo una traccia, ma sufficiente per immaginare l’importanza strategica che Guglionesi aveva nel Medioevo.
Nonostante lo stato attuale, è un luogo che conserva un forte valore storico, perché proprio da qui si può leggere una delle fasi più antiche della formazione del paese.



Dopo aver esplorato cosa vedere a Guglionesi tra chiese, scorci panoramici e testimonianze storiche, vale la pena soffermarsi anche sulla sua tradizione enogastronomica, che racconta il territorio tanto quanto i suoi monumenti. La cucina locale si basa su sapori autentici e decisi, dagli insaccati come salsicce e ventricina fino ai piatti della festa come la tradizionale “lasagna in brodo”, simbolo delle ricorrenze natalizie e pasquali. Il tutto accompagnato da una forte cultura vitivinicola, rappresentata anche dalle cantine del territorio come l’Azienda Agricola Biologica De Lisio, i cui vini raccontano il legame profondo con queste colline. Ne è un esempio l’etichetta “Usconium”, omaggio alle origini antiche del borgo e disponibile anche nel nostro shop.
Per chi volesse completare la visita con una sosta, il consiglio è quello di fermarsi al ristorante Il Pagatore, un posto dove provare la cucina locale in un ambiente accogliente e informale, ideale per rilassarsi dopo la nostra passeggiata.
Se avete scoperto cosa vedere a Guglionesi e desiderate raggiungerla, ecco come fare. Per arrivare a Guglionesi in auto partendo da Termoli è sufficiente percorrere per un breve tratto la SS 483. Partendo da Campobasso, invece, bisognerà percorrere la SS 647 Fondovalle del Bifero (Bifernina) e successivamente la SP 126. Chi desidera invece raggiungere il paese con i mezzi pubblici, dovrà recarsi al terminal bus di Termoli e prendere uno degli autobus in partenza da lì.
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